Normativa

La piattaforma diventa importatore: il nuovo codice doganale UE è legge

Dal 19 settembre è pubblicato il regolamento che rifà il codice doganale dell'Unione. Se importi stock e vendi con FBA non ti riguarda quasi per niente. Se una parte della tua merce parte da fuori Europa e arriva al cliente, cambia chi risponde in dogana.

Scarica in PDF
Perché Bruxelles ha rifatto il codice doganale PUNTO ZERO CONSULTING Perché Bruxelles ha rifatto il codicedoganale 2022 1,4 miliardi 2023 2,3 miliardi 2024 4,6 miliardi 2025 5,8 miliardi Pacchi di valore inferiore a 150 € entrati nell'Unione. Fonti: Parlamento europeo, comunicato del 26marzo 2026 per il 2025; scheda "EU targets low-value imports via e-commerce platforms" per gli anniprecedenti.
Perché Bruxelles ha rifatto il codice doganale — Pacchi di valore inferiore a 150 € entrati nell'Unione. Fonti: Parlamento europeo, comunicato del 26 marzo 2026 per il 2025; scheda "EU targets low-value imports via e-commerce platforms" per gli anni precedenti.

Il 19 settembre è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione il Regolamento (UE) 2026/2108, adottato tre giorni prima da Parlamento e Consiglio 3. Istituisce un nuovo codice doganale dell'Unione e un'autorità doganale europea, e abroga il regolamento del 2013 che regolava la materia fino a oggi. La Commissione lo presenta come la riforma più ampia dell'unione doganale dal 1968, applicata per gradi a partire dal 21 settembre 1.

Diciamo subito la cosa che interessa a chi ci legge, perché in questi giorni abbiamo visto circolare titoli allarmati: se compri stock da un fornitore estero, lo sdogani in Italia e poi lo vendi su Amazon, questo regolamento non cambia quasi nulla del tuo lavoro. La parte che fa notizia riguarda un altro flusso.

Che cosa cambia davvero

Il punto centrale è che i venditori e le piattaforme che facilitano vendite a distanza di merce proveniente da Paesi terzi verso clienti europei vengono considerati importatori. Da quel momento tocca a loro fornire alle autorità doganali tutti i dati necessari, pagare o garantire i diritti dovuti, e assicurarsi che la merce rispetti le norme dell'Unione 2. Prima questo peso finiva spesso addosso al consumatore che riceveva il pacco, spesso senza saperlo.

Le sanzioni sono la parte che darà da lavorare agli uffici legali delle piattaforme. Per chi ignora ripetutamente le regole sono previste multe da almeno l'1% fino al 6% del valore totale delle merci importate nell'Unione nei dodici mesi precedenti, oltre alla possibilità di sospendere o revocare lo status di operatore economico autorizzato 2.

Non è una multa sul singolo pacco sbagliato. È una percentuale sul valore importato in un anno.

Il motivo di tutto questo sta in quattro numeri. Nel 2022 sono entrati nell'Unione 1,4 miliardi di spedizioni di valore inferiore a 150 euro, nel 2023 sono diventate 2,3 miliardi, nel 2024 sono arrivate a 4,6 miliardi, e il 91% di quelle del 2024 veniva dalla Cina 4. Nel 2025 il conto è salito a 5,8 miliardi 2. Un sistema doganale pensato per i container non regge un volume di questo tipo, e la riforma è il tentativo di rimetterlo in piedi.

Le date che contano, e sono lontane

Qui serve onestà, perché è il punto su cui si fa più confusione. Il regolamento è in vigore, ma la macchina che deve farlo funzionare arriva a scaglioni e con calma.

L'autorità doganale europea, che avrà sede a Lille, comincia a essere costruita dal 2027 12. L'EU Customs Data Hub, l'archivio unico dove finiranno i dati di import ed export, si apre agli operatori di e-commerce nel 2028, diventa utilizzabile su base volontaria dal 2031 e obbligatorio per tutte le imprese che importano nell'Unione dal 2034 1. Sono date che vale la pena tenere a mente quando qualcuno prova a vendere un software di conformità doganale con l'argomento che "dal mese prossimo serve per legge".

C'è però una scadenza vicina, e non è banale. Gli Stati membri devono iniziare a riscuotere il nuovo contributo di gestione sulle piccole spedizioni entro il 1° novembre 2026 2. Si applica a ogni articolo che entra nell'Unione da un Paese terzo e viene spedito direttamente al consumatore. L'importo lo fissa la Commissione, che dovrà rivederlo ogni due anni 2, e alla data in cui scriviamo non è ancora stato pubblicato: la pagina della Commissione rimanda a un atto delegato 1.

Questo si somma a due cose di cui abbiamo già scritto: il dazio forfettario di 3 euro in vigore dal 1° luglio 1 e il contributo italiano di 2 euro, rinviato al 1° dicembre. Se ti serve il quadro di quella parte, sta nell'articolo su come leggere il dazio da 3 euro sui pacchi extra-UE. Tre misure diverse, decise in momenti diversi, che in parte si sovrappongono e su cui nessun documento ufficiale ha ancora spiegato come si combinano nella pratica. Non lo sappiamo, e chi ti dice il contrario sta indovinando.

La nostra lettura

La riforma è scritta guardando Temu e Shein, non te. L'obiettivo dichiarato è spostare la responsabilità doganale dal consumatore finale alla piattaforma che ha organizzato la vendita, ed è un obiettivo sensato: quando 5,8 miliardi di pacchi arrivano con una dichiarazione compilata da chi spedisce e nessuno a controllare, il controllo di fatto non esiste.

Detto questo, due conseguenze indirette le vediamo arrivare, e le diciamo come opinione nostra, non come previsione documentata. La prima è che i costi di conformità che le piattaforme sostengono raramente restano dove nascono: storicamente rientrano nelle tariffe che i venditori pagano. La seconda è che un regime sanzionatorio così pesante rende le piattaforme molto più esigenti sui dati di prodotto, perché sono loro a rispondere della conformità della merce. Chi vende con dati di catalogo approssimativi, codici doganali messi a caso o schede senza il fabbricante indicato, si troverà a sistemarli sotto pressione invece che con calma.

Per la maggior parte dei nostri clienti, che importano stock e vendono da magazzino europeo, la conclusione resta quella del primo paragrafo. Il flusso su cui vale la pena fermarsi un momento è quello ibrido: il conto terzi, il dropshipping, il fornitore che spedisce una parte degli ordini direttamente al cliente. Lì la domanda "chi è l'importatore" adesso ha una risposta diversa da prima, e non è una domanda da lasciare implicita.

Cosa faremmo adesso

  1. Metti su carta i tuoi flussi di merce, uno per uno, e segna per ciascuno da dove parte il pacco e a chi arriva. Serve una riga per flusso, non un progetto.
  2. Se anche un solo flusso è una vendita a distanza con partenza da fuori Unione, chiedi allo spedizioniere per iscritto chi risulta importatore dopo il nuovo codice, e chi firma la dichiarazione.
  3. Segna il 1° novembre 2026 in agenda e chiedi al corriere quale voce comparirà in fattura e su quale importo. Oggi la risposta non ce l'ha nessuno, ma la domanda fatta adesso ti evita di scoprirlo dal conto.
  4. Se hai lo status di operatore economico autorizzato, fallo rileggere: il nuovo regime può sospenderlo, e vale più di quanto costi mantenerlo.
  5. Controlla che le tue schede riportino fabbricante e responsabile stabilito nell'Unione dove servono. Se sei indietro su quel fronte, si parte da GPSR su Amazon.

Sul resto, la riforma va seguita, non inseguita. Le scadenze vere per chi vende da qui sono il 2028 e il 2031, e tra oggi e allora c'è tempo per farsi trovare pronti senza comprare niente in fretta.

Fonti

  1. Commissione europea, Taxation and Customs Union, "EU Customs Reform" Consultata il 30 settembre 2026.
  2. Parlamento europeo, "Deal reached on Union Customs Code reform" Consultata il 30 settembre 2026.
  3. Regolamento (UE) 2026/2108 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2026 Consultata il 30 settembre 2026.
  4. Parlamento europeo, "EU targets low-value imports via e-commerce platforms" Consultata il 30 settembre 2026.

Vuoi saperne di più?

Compila il modulo e ti scriveremo al più presto per prenotare una consulenza gratuita con uno dei nostri esperti.

Contattaci

info@puntozeroconsulting.it
+39 02 8716 9408
Via Arcangelo Corelli 124, Milano